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Intelligenza Artificiale: dal mito alla storia

✍️ Auctor: Gian Luigi Venturin   🗓️ 10 September 2025

L’Uomo ha fin dall’antichità – e forse da ancora prima – cercato di dare forma e vita a creazioni e creature che potessero obbedire ai suoi comandi e agire al posto suo.

Nasce il sogno umano di creare la vita artificiale

Si tratta forse dell’imitazione che l’Uomo tenta da sempre di fare del suo Creatore, Dio? Oppure della scintilla divina che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo e che cerca, in qualche modo, di manifestarsi?

Non so se esista una risposta.

Io, certamente, non mi sento di darla.

Ma posso provare a fare in modo che la domanda diventi chiara. Così chiara e trasparente che la risposta possa forse intravedersi in controluce.

Questo scritto – e quelli che seguiranno – sono il mio modo di definire la domanda.

Il desiderio umano di avvicinarsi agli dèi

Molto prima dei computer, molto prima dell’ingegneria moderna, questo desiderio aveva già trovato una forma: il mito.

Le grandi mitologie dell’antichità raccontano spesso la stessa storia. L’uomo che cerca di avvicinarsi agli dèi, di condividere il loro sapere, di possedere una parte del loro potere.

Una delle figure più affascinanti della mitologia greca è Prometeo. Secondo il mito, Prometeo ruba il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini.

Non si tratta soltanto del fuoco come strumento pratico. Il fuoco rappresenta la conoscenza, la tecnica, la capacità di trasformare il mondo.

Grazie al fuoco gli uomini non sono più creature indifese. Possono costruire, forgiare, inventare. Possono iniziare a cambiare il proprio destino.

Il messaggio del mito è chiaro: la conoscenza è potere, e il potere modifica l’equilibrio tra uomini e dèi.

Il rischio di oltrepassare il limite

Un’altra figura simbolica è Icaro, che insieme al padre Dedalo costruisce ali di piume e cera per fuggire dal labirinto di Creta.

Icaro vola sempre più in alto, fino ad avvicinarsi troppo al sole. Il calore scioglie la cera e il giovane precipita nel mare.

Qui il tema non è soltanto la conoscenza, ma la tecnologia.

L’uomo costruisce uno strumento che gli permette di superare i suoi limiti naturali. Ma ogni tecnologia porta con sé un rischio: quello di spingersi troppo oltre.

Un altro mito meno noto, ma altrettanto significativo, è quello di Bellerofonte. Dopo aver compiuto grandi imprese, l’eroe decide di cavalcare Pegaso per raggiungere l’Olimpo e vivere tra gli dèi.

Zeus lo punisce facendolo cadere sulla terra, dove trascorrerà il resto della vita solo e disprezzato. Ancora una volta il messaggio è chiaro: esiste un confine tra ciò che appartiene agli uomini e ciò che appartiene agli dèi.

Eppure, proprio questi miti raccontano qualcosa di profondamente umano: il desiderio di superare quel confine.

Il primo automa della storia: Talos

Se i miti raccontano il desiderio umano di possedere il sapere degli dèi, raccontano anche un’altra idea sorprendente: quella di creare esseri artificiali.

Uno degli esempi più affascinanti è Talos, il gigante di bronzo della mitologia greca.

Talos era un automa creato dal dio Efesto e donato al re Minosse per proteggere l’isola di Creta. Il suo compito era pattugliare le coste e impedire l’arrivo di navi nemiche.

Secondo il mito, Talos camminava lungo le rive dell’isola e scagliava enormi massi contro le imbarcazioni degli invasori.

Non era un essere umano. Era una creatura artificiale costruita per svolgere una funzione precisa.

In altre parole, Talos è probabilmente il primo robot immaginato nella storia dell’umanità.

Naturalmente non si tratta di tecnologia reale. Ma il mito dimostra che l’idea di costruire macchine autonome non è affatto moderna. Era già presente nell’immaginario umano migliaia di anni fa.

'ΤΑΛΩΝ' munito di ali e armato con una pietra. Dracma d'argento da Phaistos, Creta (ca. 300/280-270 a.C.). (Cabinet des Médailles, Parigi)

Talos dracma

Creare la vita: il mito del Golem

Accanto alla tradizione greca esiste un’altra storia affascinante, proveniente dalla cultura ebraica medievale: quella del Golem.

Secondo la leggenda, alcuni rabbini avrebbero saputo creare un essere artificiale modellando l’argilla e animandola attraverso formule sacre e parole divine.

Il Golem non era un uomo vero e proprio, ma una creatura al servizio del suo creatore, incaricata di proteggere la comunità.

Il Golem obbediva agli ordini, ma possedeva anche una caratteristica inquietante: poteva diventare difficile da controllare.

In molte versioni della leggenda, il rabbino che lo aveva creato era costretto a disattivarlo prima che la creatura diventasse pericolosa.

Anche qui ritroviamo un tema che attraverserà tutta la storia della tecnologia: la creatura che sfugge al controllo del creatore.

Quando il mito diventa ingegneria

Per secoli queste storie sono rimaste nel regno del mito e della leggenda. Gli uomini immaginavano creature artificiali, ma non avevano ancora gli strumenti per costruirle davvero.

Con il passare del tempo qualcosa cambia. L’immaginazione comincia lentamente a trasformarsi in tecnologia.

Nel mondo antico, l’ingegnere greco Erone di Alessandria progettò automi meccanici azionati da sistemi idraulici e pneumatici.

Nei secoli successivi, l’Europa medievale sviluppò orologi astronomici e meccanismi sempre più complessi.

Ma è nel Rinascimento che questa aspirazione assume una forma sorprendentemente moderna.

Tra i tanti progetti di Leonardo da Vinci esiste infatti anche quello di un automa umanoide: il cosiddetto cavaliere meccanico.

Si trattava di un sistema di ingranaggi, carrucole e cavi che avrebbe permesso alla macchina di muovere le braccia, la testa e il busto.

Leonardo non si limitava più a immaginare creature artificiali.

Le progettava.

Ed è proprio qui che accade qualcosa di decisivo nella storia del pensiero umano.

Il sogno antico comincia a uscire dal mito e dalla magia per entrare nel campo della meccanica e dell’ingegneria.

Modello dell'automa cavaliere di Leonardo ed i suoi meccanismi interni (Esposizione Leonardo da Vinci. Mensch - Erfinder - Genie, Berlino 2005)

cavaliere Leonardo

Una soglia nella storia dell’umanità

Se osserviamo questo percorso con uno sguardo più ampio, possiamo riconoscere un filo rosso che attraversa millenni di storia.

All’inizio troviamo i miti: Prometeo che ruba il fuoco agli dèi, Icaro che tenta di volare oltre i limiti dell’uomo, Bellerofonte che prova a raggiungere l’Olimpo.

Poi incontriamo le prime creature artificiali dell’immaginazione: Talos, il gigante di bronzo che difende Creta.

Successivamente emergono le tradizioni magiche e religiose, come la leggenda del Golem, che raccontano il tentativo di creare la vita attraverso la parola e il sapere sacro.

Infine arrivano gli ingegneri e gli inventori del Rinascimento, che cominciano a trasformare queste idee in progetti meccanici.

Per millenni l’umanità ha immaginato statue che prendono vita, giganti di metallo, uomini di argilla e automi meccanici.

Tutte queste creature avevano una cosa in comune:

ma non pensavano.

La vera rivoluzione sarebbe arrivata molto più tardi, quando qualcuno avrebbe iniziato a porsi una domanda radicale:

e se una macchina potesse pensare?

Ma questa è un’altra storia.

Ed è proprio da lì che comincerà il prossimo capitolo.

bookshelf

Questo articolo fa parte di una breve serie sull’intelligenza artificiale tra mito, storia e responsabilità.

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