ISO 9001:2026 è arrivata: inizia l’esplorazione
✍️ Auctor: Gian Luigi Venturin 🗓️ 21 September 2026
Durante gli undici anni di ISO 9001:2015 abbiamo avuto parecchio tempo per utilizzare la norma, interpretarla, applicarla nelle organizzazioni e, inevitabilmente, anche per trasformare qualche buona idea in un adempimento; quando si è cominciato a parlare della nuova revisione mi sono chiesto che cosa mi sarebbe piaciuto trovarci.
Avevo alcune aspettative, ma non volevo una rivoluzione e non desideravo più regole: mi sarebbe piaciuto trovare una norma che ci aiutasse a utilizzare meglio alcune idee che la 2015 aveva già introdotto e, soprattutto, a spiegarle più facilmente alle persone con cui lavoriamo.
Finalmente la ISO 9001:2026 è stata pubblicata il 16 settembre ed ho cominciato a sfogliarla.
Che cosa mi sarebbe piaciuto trovare
Una delle mie aspettative riguardava il risk-based thinking.
È probabilmente uno dei concetti più interessanti introdotti con decisione dalla ISO 9001:2015, ma anche uno di quelli più difficili da spiegare, che facilmente si trasformava in uno strumento separato dalla gestione quotidiana: una matrice dei rischi, qualche probabilità, qualche gravità, qualche colore; poi il documento viene aggiornato periodicamente e mostrato durante l'audit.
Speravo che la nuova revisione ci aiutasse a fare un passo ulteriore, avrei voluto poter spiegare il risk-based thinking a un collaboratore molto più semplicemente: prima di decidere, chiediamoci che cosa può andare storto; e facciamo entrare la risposta nella decisione.
Poi c'era il contesto dell'organizzazione.
Anche qui il concetto introdotto dalla 2015 era importante, perchè un'organizzazione non vive dentro una campana di vetro: cambiano mercati, tecnologie, concorrenti, disponibilità di competenze, fornitori, supply chain, aspettative dei clienti.
Il rischio, però, è trasformare anche il contesto in un documento da aggiornare perché esiste un paragrafo 4.1. Quello che avrei voluto era qualcosa di molto più concreto: che cosa sta cambiando fuori e dentro l'azienda che potrebbe modificare il nostro modo di lavorare? Se la risposta a questa domanda non entra nelle decisioni, possiamo avere anche un'eccellente analisi del contesto, ma serve a poco.
Lo stesso vale per le parti interessate.
Cliente, fornitore, lavoratore, proprietà, territorio non sono caselle da inserire in una tabella. Prima di modificare un processo o introdurre un cambiamento vorrei che qualcuno si chiedesse: chi sarà coinvolto? che cosa si aspetta da noi? che conseguenze avrà per lui quello che stiamo facendo?
Infine mi sarebbe piaciuto qualcosa in più sulla leadership.
Non mi è mai bastato leggere che la Direzione deve dimostrare commitment: se qualcuno è responsabile di un processo, deve essere chiaro che è responsabile anche di come quel processo funziona e dei risultati che produce.
In fondo, dietro tutte queste aspettative c'era un desiderio abbastanza semplice: più chiarezza senza più burocrazia.
Non speravo che la ISO 9001:2026 aggiungesse nuovi adempimenti, semmai il contrario: che aiutasse a rendere più chiaro ciò che già c'era, a togliere spazio alle interpretazioni inutilmente complicate e a rendere alcuni concetti più facili da portare nella gestione quotidiana.
Sul risk-based thinking speravo in un collegamento più diretto con le decisioni; sul contesto, in un rapporto più evidente con ciò che cambia dentro e fuori l'organizzazione; sulle parti interessate, in qualcosa che andasse oltre la loro semplice individuazione; sulla leadership, in una responsabilità più immediatamente collegata ai processi e ai risultati.
Non auspicavo quindi quattro nuovi requisiti, speravo che quattro buone idee già presenti nella 2015 diventassero più facili da capire, spiegare e utilizzare.
La norma è infine arrivata: vediamo cosa contiene
La prima cosa che si nota sfogliando la ISO 9001:2026 è che ISO non ha voluto riscrivere tutto. Il process approach, il risk-based thinking e il miglioramento continuo rimangono elementi fondamentali dell'impianto: la revisione interviene piuttosto su alcuni concetti cercando di chiarirli e di renderne più evidente l'intento.
Ed è proprio qui che ho ripreso la mia vecchia lista di aspettative.
Sul risk-based thinking qualcosa trovo: rischi e opportunità vengono trattati in maniera più distinta, non si tratta soltanto di difendersi da ciò che potrebbe andare male, diventa più evidente che un sistema di gestione dovrebbe aiutare l'organizzazione anche a riconoscere e perseguire ciò che potrebbe produrre risultati favorevoli. È un chiarimento che mi interessa, perché rischio e opportunità non sono semplicemente due caselle della stessa matrice.
Sul contesto dell'organizzazione ritrovo una maggiore attenzione a ciò che può influenzare la capacità dell'organizzazione di conseguire i risultati attesi dal proprio sistema di gestione.
E sulle parti interessate il punto interessante continua a non essere, almeno per me, costruire un elenco sempre più lungo di stakeholder, è capire quali dei loro requisiti rilevanti debbano effettivamente essere affrontati attraverso il sistema di gestione.
Sono risposte alle mie aspettative? In parte sì.
Ma continuando a sfogliare mi sono accorto che la parte più interessante poteva essere un'altra, perché sulla leadership ho trovato qualcosa che non avevo affatto messo nella mia lista.
Il comportamento etico
Sono arrivato al paragrafo 5.1 Leadership and commitment, e lì mi sono fermato su due parole: comportamento etico.
Aspetta un momento, sto davvero leggendo la ISO 9001? Sì. La nuova edizione porta esplicitamente nel ragionamento sulla leadership la cultura della qualità e il comportamento etico.
La prima domanda è quasi inevitabile: che cosa ci fa l'etica dentro una norma sui sistemi di gestione per la qualità?
Ho continuato a sfogliare, e al paragrafo 7.3 Awareness, il tema ritorna.
A questo punto la curiosità aumenta, perché il comportamento etico non rimane confinato alle responsabilità di chi guida l'organizzazione, ricompare quando la norma parla della consapevolezza delle persone. Per capire perché sia arrivato fin qui, però, bisogna fare una cosa: riavvolgere il film.
Andiamo un attimo a ritroso
Il comportamento etico non è comparso improvvisamente nel settembre 2026: nei lavori dell'ISO/TC 176 sui temi che avrebbero potuto influenzare l'evoluzione futura del quality management, Ethics & integrity era già stata individuata tra gli emerging themes.
Il ragionamento era tutt'altro che filosofico: comportamenti non coerenti con principi etici, cultura e valori dell'organizzazione possono influenzare le relazioni con gli stakeholder, modificare la fiducia nell'organizzazione e, alla fine, incidere anche sulla qualità.
All'epoca, naturalmente, questo non significava che Ethics & integrity sarebbe necessariamente entrato nella futura ISO 9001, era un tema che ISO aveva deciso di esplorare. Oggi possiamo vedere dove quella riflessione ha portato.
Prima della ISO 9001:2026: Ethics & integrity
Nei lavori preparatori dell'ISO/TC 176 dedicati agli Emerging themes relating to quality management, Ethics & integrity era già stato individuato come uno dei temi da prendere in considerazione nell'evoluzione futura del quality management. Il documento esamina il rapporto tra comportamenti etici, valori dell'organizzazione, stakeholder, fiducia e capacità di garantire qualità.
È importante però distinguere le due fasi: quel documento rappresentava un'attività esplorativa e non stabiliva ancora che il comportamento etico sarebbe diventato un requisito della futura ISO 9001. La sua utilità oggi è un'altra: permette di ricostruire il percorso che ha preceduto la revisione e di capire che l'arrivo del tema nella ISO 9001:2026 non nasce improvvisamente.
Una procedura descrive ciò che dovrebbe accadere, poi arriva la realtà
Un secondo documento pubblicato da ISO in occasione dell'uscita della ISO 9001:2026 mi ha aiutato a capire ancora meglio perché cultura e comportamento siano entrati nella norma.
Il concetto, riportato alla vita quotidiana di un'organizzazione, è molto semplice: una procedura descrive ciò che dovrebbe accadere, ma è anche la cultura dell'organizzazione a influenzare ciò che accade davvero. La differenza emerge soprattutto quando le persone sono sotto pressione, quando obiettivi differenti entrano in conflitto oppure quando si presenta una situazione che la procedura non aveva previsto. Ed è a questo punto che l'etica smette di sembrare una parola strana dentro una norma sulla qualità.
Proviamo ad entrare in fabbrica.
La produzione è in ritardo, c'è un dubbio sulla conformità di un prodotto e la spedizione deve partire: che cosa facciamo?
Un fornitore strategico presenta una non conformità, fermarlo significa rischiare di bloccare la produzione: quanto siamo disposti a chiudere un occhio?
Un collaboratore scopre un errore che nessun controllo ha ancora intercettato, segnalarlo creerà un problema: lo segnala oppure spera che passi?
Qui non stiamo facendo filosofia morale, stiamo parlando di qualità del prodotto, soddisfazione del cliente, affidabilità dell'organizzazione e delle decisioni che le persone prendono quando nessuna procedura può consegnare loro una risposta già pronta.
È proprio in quei momenti che scopriamo quanto vale realmente la cultura che abbiamo costruito.
Quando la procedura non basta
In un approfondimento pubblicato da ISO in occasione dell'uscita della ISO 9001:2026 viene messo in evidenza il rapporto tra procedure, cultura organizzativa e comportamento effettivo. Una procedura può stabilire ciò che dovrebbe accadere in condizioni previste: nella realtà, però, le persone devono affrontare anche pressioni, priorità in conflitto e situazioni non previste dal processo. È in queste circostanze che la cultura dell'organizzazione contribuisce a orientare ciò che le persone fanno realmente.
Questo aiuta a leggere in maniera molto concreta l'introduzione del comportamento etico nella ISO 9001:2026: non come dichiarazione di principio separata dalla qualità, ma come uno degli elementi che possono orientare le decisioni quando la procedura, da sola, non fornisce la risposta.
Etica: non basta scrivere una parola per renderla operativa
A questo punto diventa interessante tornare alla norma e osservare dove ISO ha collocato il concetto: lo incontriamo nel paragrafo 5.1 Leadership and commitment, poi lo ritroviamo nel paragrafo 7.3 Awareness.
La collocazione nei due punti, secondo me, dice almeno quanto le parole stesse: prima viene chiamato in causa chi guida l'organizzazione, poi il tema arriva alle persone che nell'organizzazione lavorano e prendono quotidianamente decisioni.
Possiamo scrivere i nostri valori sul sito internet; possiamo inserirli nel codice etico; possiamo presentarli durante l'onboarding; possiamo persino appenderli alla parete. Ma il problema arriva quando rispettarli costa qualcosa: un ritardo; una mancata consegna; un ordine perso; una produzione fermata; una spiegazione scomoda da dare al cliente.
È allora che cultura della qualità e comportamento etico smettono di essere dichiarazioni e diventano criteri utilizzati per prendere una decisione.
Speravo che la ISO 9001:2026 mi aiutasse a portare alcuni concetti fuori dall'ufficio Qualità e dentro Produzione, Logistica, Acquisti, Commerciale, HR: vedo che sto trovando qualcosa di più, indicazioni interessanti su come progettare organizzazioni capaci di decidere anche quando le procedure non bastano.
Continuo a sfogliare la norma
Sono partito dalle aspettative che avevo prima della sua pubblicazione e ho cominciato a confrontarle con quello che effettivamente trovo nella nuova edizione: alcune sembrano aver trovato una risposta; altre, almeno per ora, soltanto in parte.
Ma la cosa che mi interessa maggiormente è un'altra: sto trovando ancora altre cose che non avevo pensato di cercare.
Il comportamento etico è la prima sulla quale mi sono fermato; continuo a sfogliare, ce ne sono già altre che mi stanno incuriosendo.