Industria 4.0 e le rivoluzioni industriali: una storia di evoluzione continua
✍️ Auctor: Gian Luigi Venturin 🗓️ 7 Martius 2019
Ogni rivoluzione industriale viene riconosciuta come tale solo a posteriori. Industria 4.0 non fa eccezione.
Vediamo le rivoluzioni precedenti
Vale la pena fare una riflessione sul termine “rivoluzione”. Nel mondo industriale, a differenza del mondo sociale dove le rivoluzioni sono drastiche e molto veloci nel loro affermarsi (vedi la Rivoluzione Francese del 1789 o la Rivoluzione Russa dal 1917), le rivoluzioni tecnologiche non sono mai state riconosciute come tali al loro inizio, venendo le innovazioni tecnologiche spesso accolte con la diffidenza riservata ad invenzioni di cui non si capiva l’utilità, se non addirittura osteggiate duramente per l’intrinseca potenzialità di cambiare completamente l’abituale modo di fare le cose.
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Industria 1.0 la rivoluzione della meccanizzazione
In un mondo in cui la forza umana era la forza motrice principale, nell’Inghilterra del 1784 si ebbe l’intuizione di utilizzare il nascente motore a vapore per azionare i telai tessili, aprendo la strada ad un processo irreversibile di meccanizzazione delle attività umane. Nasceva l’industrializzazione che avrebbe portato alla produzione industriale dei tessuti, la locomotiva e le ferrovie, l’estrazione del carbone, l’industria pesante, le navi a vapore. I luoghi di lavoro venivano progettati secondo nuovi criteri, atti ad ospitare un gran numero di nuovi lavoratori, organizzati secondo mansioni precise.
Industria 2.0 la rivoluzione dell’elettrificazione e della produzione di massa
L’utilizzo, per la prima volta, dell’elettricità come forza motrice di un nastro trasportatore, nel 1870 a Cincinnati (USA), segna la seconda tappa di questo viaggio. Con l’inizio della produzione automobilistica di massa agli inizi del XX secolo, il lavoro nelle fabbriche venne ulteriormente meccanizzato. Con la diffusione del telegrafo e del telefono, che semplificarono le comunicazioni ed accelerarono il lavoro, gli uffici delle aziende iniziarono ad avere un aspetto moderno, e questo grazie anche all’introduzione della macchina da scrivere.
Parlando di macchine da scrivere, nel 1874 arrivò la “Qwerty” della Remington (USA), prima macchina prodotta in serie. Per l’Italia, nel 1893 Camillo Olivetti si recò negli USA ad assistere ad una dimostrazione di illuminazione pubblica organizzata da Thomas Alva Edison, dove rimase colpito da questa ed altre invenzioni; tornato in Italia, presentò la prima macchina da scrivere “Olivetti” all’Esposizione Universale di Torino del 1911.
I fattori di successo di questa seconda rivoluzione industriale vanno visti nell’avvio della produzione di massa di automobili, abbigliamento, cibo, materie prime, nell’aviazione commerciale che iniziò ad operare, nelle navi da trasporto che solcavano gli oceani di tutto il mondo, nel traffico di merci e persone che si sviluppava per la prima volta in tutti i continenti, dando così inizio a quel fenomeno che avremmo poi chiamato “globalizzazione”.
Industria 3.0 la rivoluzione del computer al lavoro
Nel 1968 la General Motors (USA) lanciò un bando di gara per la fornitura di un sistema elettronico programmabile che sostituisse le logiche a relè dei suoi impianti: il progetto vincitore fu il Modicon 084 della Bedford Associates di Bedford, Massachusetts (USA). Era nato il PLC (programmable logic controller), il primo computer digitale industriale, ed il mondo entrava nella terza rivoluzione industriale.
Nel 1965, all’Esposizione Universale di New York, Olivetti aveva però già presentato la “Perottina” Programma 101, il primo computer personale programmabile, del quale vennero prodotte 44.000 unità. Sino ad allora si erano prodotti o computer di grandi dimensioni o piccole macchine calcolatrici meccaniche non programmabili: Olivetti segna la nascita del personal computer e diventa protagonista di questa nuova tecnologia.
Queste date segnano l’inizio ufficiale dell’epoca dell’informatica (la terza tappa di questo viaggio), la quale ha però radici lontane nel tempo, eccone alcuni antesignani: la matematica inglese Ada Lovelace (Augusta Ada Byron, UK 1815-1852), creatrice del primo algoritmo per una macchina, è considerata la prima programmatrice di computer; il matematico e filosofo Charles Babbage (UK 1791 - 1871) e la sua idea di macchina analitica (1837), la quale è considerata il primo prototipo di calcolatore generico complesso, in cui va ricordato l’input dei dati tramite schede perforate, sistema poi rimasto in uso nei grandi futuri mainframe fino al 1970 circa; infine Alan Turing (UK 1912 - 1954) che grazie ai suoi studi ed alla sua tenacia permise al Regno Britannico di vincere la sfida della decriptazione con la Germania nazista (WWII) e la cui dolorosa vicenda umana ha ispirato il logo della Apple.
Dagli anni ’70 del secolo scorso è quindi in atto una trasformazione epocale: i processi produttivi evolvono ad una velocità impressionante grazie ad un’automazione sempre più spinta basata su elettronica ed informatica; inoltre l’industria, esplorando l’applicazione di massa di queste nuove tecnologie, si espande nel nuovo mercato dei personal computer per l’ufficio e per la casa.
Le quattro rivoluzioni industriali: continuità più che rottura
Se le prime tre rivoluzioni hanno meccanizzato, elettrificato e automatizzato, la quarta farà qualcosa di diverso: integrerà.
Nel prossimo articolo: cosa significa davvero Industria 4.0 dentro le fabbriche.
Questo articolo fa parte di una serie di quattro articoli dedicati al tema Industria 4.0.